Morse Stick Keyer 2: come si usa!

Un nuovo video da TSP S.r.l. mostra come si può utilizzare il Morse Stick Keyer 2, il tasto per telegrafia più leggero e portatile al mondo, con uno YAESU FT-817. Ovviamente questo tasto funziona anche con altre radio quali, ad esempio, FT450D, IC7000, IC7300, TS-480, KX3 e molte altre.

Trovate tutte le informazioni sulla pagina di TSP S.r.l. ed il video qui sotto.

Buona visione de IZ0ABD Francesco

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Ricevere immagini dalla ISS

201707210139Ricevere immagini dalla Stazione Spaziale Internazionale – ISS – non è affatto difficile. In pratica vi servono:

  • un’antenna omnidirezionale per le VHF (ex. Diamond X-50 è più che sufficiente)
  • un ricevitore in banda VHF da sintonizzare a 145,8 MHz in FM (può andare bene anche un ricevitore SDR USB tipo RTL-SDR)
  • un’interfaccia audio tra la vostra radio ed il computer (io uso un Signalink USB)
  • un programma di tracciamento della stazione (ex. Orbitron)
  • il programma di decodifica dalla Slow Scan TV (MMSSTV)

Qui non descriverò l’utilizzo dei vari programmi, magari questi saranno oggetto di un altro articolo, ma vi voglio solo mostrare il risultato. Qui di seguito troverete immagini ricevute con uno Yaesu FT-817 ed un’antenna omnidirezionale quale la Diamond X-50.

Qui di seguito trovate due video che mostrano il software MMSSTV al lavoro e fanno udire il tipico suono di una ricezione SSTV.

Altre informazioni sono disponibili direttamente sul sito del progetto ARISS.

Best 73 de IZ0ABD Francesco

In trasferta in DMR!

DMR-network

Nell’articolo precedente abbiamo visto come impostare la nostra radio per accedere alla rete DMR, ovvero come configuare un canale per il traffico in diretta e due altri canali per accedere ai due time slot di un ponte ripetitore per il traffico locale e quello nazionale.

Ora vedremo come configurare la nostra radio per accedere al ripetitore dove siamo soliti fare QSO coi nostri amici mentre siamo lontano, magari all’estero. Viceversa possiamo utilizzare il nostro ripetitore abituale, o qualunque altro, come gateway per transitare in un particolare ripetitore anche a migliaia di km di distanza. I ripetitori, infatti, sono in genere connessi alla rete Internet come mostra l’immagine ad inizio dell’articolo. Una piccola precisazione è comunque obbligatoria: le informazioni qui riportate sono valide principalmente per ripetitori connessi alla rete Brandmeister. Qualche differenza c’è con i ripetitori connessi ad altre reti (ma non è questa l’occasione giusta per parlarne).

Serviamoci ora dell’esempio illustrato nell’immagine seguente per rendere le cose più chiare e capire quale è lo scenario che vogliamo affrontare. Il nostro ricetrasmettitore è quello sulla sinistra e ID1 è il nostro ID DMR.

DMRmultisite1

Supponiamo di volere utilizzare il ripetitore del “Repeater Site A” e che questo, per esempio, sia il IR0EF di Perugia. I parametri per accedervi sono i seguenti (e con questi imposterò due canali della mia radio, uno per time slot). Fatto ciò potremo utilizzarlo attraverso la nostra radio finché saremo nella sua zona di copertura.
Ma come dobbiamo fare per accedervi se non lo riceviamo più, ad esempio se siamo passati al “Repeater Site B”? Sperando che nella zona dove ci troviamo ci sia un ripetitore DMR (o un hotspot, ma di questo parleremo in un altro articolo) e che questo sia collegato alla stessa rete del nostro IR0EF, con poche e semplici azioni possiamo risolvere il problema.

Innanzi tutto del nostro IR0EF ci serve conoscere il suo ID DMR. Come tutti i ricetrasmettitori DMR un ripetitore non fa eccezione e deve avere associato un ID (ID2 nell’illustrazione precedente) che, nel caso reale, è 222011.

Ora ci servono le informazioni del ripetitore che riusciamo a raggiungere nella zona in cui ci troviamo (siamo in prossimità del “Repeater Site B”). Supponiamo per semplicità che operi su due generiche frequenze F3 e F4. Semplificando ancora ipotizziamo che queste siano identiche a quelle del nostro ripetitore locale per il quale abbiamo già programmato i canali. Andiamo quindi sul canale in cui abbiamo configurato il time slot 2: dovremmo avergli assegnato il talk group 9 (TG 9) per il traffico locale.
Bene, dobbiamo cambiarlo per “dirgli” che il nostro traffico vocale dovrà essere rediretto non più sul ripetitore stesso (TG 9) ma verso un altro ripetitore il cui ID è appunto 222011. Sulla nostra radio dovrebbe esserci questa possibilità (“set Talkgroup”), cercatela tra i comandi del menù (vedi immagine qui sotto).

Quindi il TG ora diventa l’ID DMR del ripetitore di destinazione. Ciò però significa che i colleghi che ci vorranno ascoltare sul ripetitore di Perugia non dovranno più stare in ascolto sul TG 9 ma sul TG 222011, perché a quel punto la nostra voce uscirà dal TG 222011. Questi nostri colleghi dovranno continuare ad usare il TG 222011 anche in trsmissione, perché la nostra radio a sua volta sarà in ascolto su questo talk group.

promiscuous_menu_entry

Alcune radio hanno a disposizione la modalità “Promiscuous”. Se attivata questa permette di ricevere qualsiasi TG a prescindere da quello che abbiamo impostato sul canale che stiamo utilizzando. Ovviamente questa possibilità è disponibile solo in ricezione, in trasmissione continueremo ad utilizzare il TG che è impostato sul nostro canale, perciò fate attenzione.

Gli stessi identici discorsi si applicano al caso opposto, ovvero quello in cui noi siamo nella zona di copertura del nostro ponte ripetitore locale e vogliamo parlare con un collega che sta, per esempio, in USA. Dovremo semplicemente impostare come talk group per il time slot 2 del nostro ripetitore il numero ID del ripetitore (non quello dell’amico, fate attenzione) in USA dove si trova il nostro amico. Lui a sua volta dovrà semplicemente utilizzare come talk group l’ID del ripetore dal quale accede, sempre sul time slot 2.

Se avete domande non esitate a contattarmi.

Best 73 de IZ0ABD Francesco

DMR – operativi in 5 minuti

Ovviamente il titolo è una provocazione, ma nemmeno più di tanto, fidatevi!

Vediamo perché.

Una breve introduzione al DMR

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando DMR è l’acronimo di Digital Mobile Radio (per le specifiche tecniche si può visitare la pagina http://www.etsi.org/technologies-clusters/technologies/digital-mobile-radio) e nasce come sistema di comunicazione radio per uso civile. Per noi radioamatori sostanzialmente rappresenta l’alternativa digitale più diffusa alla classica FM (conosciamo anche D-Star e C4FM). Quindi parliamo di comunicazioni locali o su ponte ripetitore principalmente in VHF e UHF. In DMR ci sono indubbi vantaggi rispetto alla classica modulazione analogica FM:

  • maggiore robustezza – con la stessa potenza “si arriva più lontano”
  • qualità audio indipendente dall’intensità del segnale ricevuto (a patto che sia demodulabile, ovviamente)
  • maggiore efficienza spettrale – due QSO possono avvenire contemporaneamente sulla stessa frequenza

Questo ultimo punto è spiegabile visivamente attraverso la seguente immagine.

DMRvsFM

A sinistra abbiamo l’occupazione spettrale di una classica coppia di modulazioni analogiche radioamatoriali (ad esempio FM) canalizzate a 12,5 kHz. Si vede che il canale è occupato per tutto il tempo delle trasmissioni. Questa tecnica di accesso al canale si chiama FDMA – Frequency Division Multiple Access, cioè ad ognuno la sua porzione di spettro.

In DMR invece l’occupazione del canale avviene a divisione di tempo (TDMA – Time Division Multiple Access), sullo stesso canale, ovvero la trasmissione 1 dura per un intervallo di tempo prestabilito (30 ms), poi c’è una breve pausa e si passa alla trasmissione 2 e poi si ripete. Questi intervalli temporali si chiamano Time Slot 1 (TS1) e Time Slot 2 (TS2). Quando dovremo andare in trasmissione, o anche semplicemente quando saremo in ricezione, dovremo sapere su quale Time Slot “sintonizzare” (non più solo in frequenza ma anche nel tempo) il nostro ricetrasmettitore. Ovviamente se ci fosse una sola trasmissione questa impiegherebbe solo il suo slot temporale, non entrambi.

Oltre al TS1 o TS2 dovremo anche scegliere un altro parametro, il Talk Group (TG), ovvero un numero che indica il gruppo verso il quale o dal quale vogliamo indirizzare/ricevere la comunicazione. In pratica è una sorta di stanza virtuale, se entriamo in una non possiamo ascoltare ciò che viene detto in un’altra (anche se ci sono delle eccezioni ma non ne parleremo qui). Questo parametro è fondamentale perché è quello che ci permette di impegnare correttamente la frequenza per una diretta, il ripetitore o un’intera rete nazionale o sovranazionale. Un esempio: se trasmettiamo sul TG 9 di un certo ripetitore la comunicazione rimarrà locale nella zona coperta dal ripetitore; se passiamo al TG 222 invece andremo a trasmettere contemporaneamente su tutti i ripetitori italiani connessi alla stessa rete. E la cosa è notevolmente diversa.

Perché la qualità audio è superiore? Perché in analogico è più difficile avere rapporti S/N elevati. Nell’immagine che segue la linea grigia mostra l’andamento del rapporto segnale rumore di una tipica modulazione analogica al variare della potenza del segnale ricevuto. Considerando 12 dB un rapporto S/N accettabile per una comprensione del parlato senza troppe difficoltà, si vede chiaramente che la stessa si ottiene in DMR per una potenza RF in ingresso al ricevitore di oltre 3 dB inferiore. Questo significa che a parità di potenza potremo coprire una distanza maggiore (non il doppio, attenzione!!! piccolo esercizietto…) o che a parità di distanza potremo impiegare meno potenza (quanta di meno??? altro piccolo esercizietto…).

DMR-Analog

Iniziamo con la programmazione

Innanzi tutto in DMR ciò che viene trasmesso non è solo la voce ma anche altre informazioni, tra le quali il vostro identificativo (ID), che non è ovviamente il nominativo rilasciato dal ministero. Avete già il vostro ID DMR? Se sì andiamo avanti, altrimenti dovrete ottenerne uno prima di procedere. La procedura è rapida e gratuita e richiede l’inserimento di poche basilari informazioni a questo indirizzo: https://www.radioid.net/register

Fatto questo cerchiamo di capire cosa è necessario fare per due ipotetiche situazioni:

  1. comunicazione attraverso un ripetitore DMR
  2. comunicazione in diretta senza ripetitore

Le impostazioni che seguono sono relative al TYT MD-390 GPS (monobanda UHF – ne ho due e fanno egregiamente il loro dovere), ma le ho migrate con adattamenti veramente minimi anche su di un TYT MD-2017 (bibanda VHF – UHF). Per altri ricetrasmettitori le impostazioni sono simili, la cosa importante ora è trasferirvi quelle poche informazioni di base che vi serviranno per essere autonomi.

Tutto ciò che vi occorre è:

  • la radio (ovviamente, hi)
  • il cavo di programmazione a corredo del vostro apparato (se non ce l’avete forse questo può tornarvi utile)
  • un computer
  • il software di programmazione del codeplug, il file di configurazione della radio scritto in un formato comprensibile al processore della radio e che nella memoria di questa andrà scaricato (per il TYT MD-390 potete scaricarlo dal mio DropBox)

Prima di tutto installiamo il software di programmazione (o di generazione del codeplug): per la mia radio si chiama CPS MD390, per altre dovreste averlo in un CD o nel sito del produttore. Al termine dell’installazione avviatelo, dovreste trovarvi davanti ad una schermata come questa.

cps1

Cosa dovete notare tra le tante cose che vi appaiono a schermo? Innanzi tutto ci viene indicata correttamente la banda sulla quale potrà operare la nostra radio e la versione del software per il codeplug (in questo 1.37).

Facendo click sul menu di sinistra su “General Setting” ci apparirà la prima schermata (vedi immagine seguente) dove dovremo inserire alcune semplici informazioni quali:

  • il nome da dare alla radio
  • il nostro ID DMR
  • la password per la programmazione da PC (io non l’ho inserita)
  • la password per programmare la radio dalla radio
  • il testo da fare apparire all’accensione (Intro Screen)

cps2

Andiamo ora alla voce di menu “Digital Contacts”. Come vedete dall’immagine qui di seguito si tratta di creare una lista che in apparenza sembra banalmente noiosa (e lo è in effetti) ma è importante perché, come detto sopra, i TG sono fondamentali. Per ora limitatevi ad inserire il TG 9 (locale), il TG 99 (diretta) e il TG 222 (nazionale Italia). Nella colonna “Contact Name” potrete inserire il nome che più vi piace, ovviamente.

cps3

Passiamo ora alle impostazioni dei canali, ovvero ad inserire le frequenze ed i modi di trasmissione e ricezione.

Iniziamo con il canale simplex per la diretta DMR da radio a radio, nessun ripetitore. La frequenza può essere scelta a piacimento (rispettando il bandplan), ma per convenzione si usa 433,450 MHz. Io ho chiamato il mio canale “Diretta 1D”. Fondamentali sono i seguenti parametri:

  • Channel Mode -> “Digital”
  • Band Width -> “12,5 kHz”
  • RX e TX frequency -> “433.45000”
  • Contact Name -> “Diretta 99” (o TG 99 o come l’avrete chiamato voi)
  • Group List può essere saltato, serve per inserire il canale in delle liste di ascolto per le scansioni
  • Color Code -> “1” (è un codice che potremmo paragonare al CTCSS e tra i radioamatori viene costantemente impostato ad 1)
  • Repeater Slot -> “1” (in diretta si usa il TS1)
  • Privacy -> “None” (questa è la cifratura, in DMR si può criptare la comunicazione)

Tutti i parametri da inserire (anche quelli non essenziali) sono mostrati nell’immagine seguente.

cps4

Impostiamo ora due canali per operare tramite un ripetitore: la differenza rispetto alla diretta sta nel mettere le frequenze giuste e cambiare il “Contact Name” e il “Repeater Slot”. Nelle due immagini che seguono troverete i parametri per un ripetitore di Perugia: ovviamente dovrete impostare le frequenze corrette per quello della vostra zona. In ogni caso per comunicazioni locale si usa il TG 9 su TS2, per quelle nazionali italiane (altri stati hanno altri codici) il TG 222 su TS1. I canali da me memorizzati sono chiamati rispettivamente “Perugia TG9” e “Perugia TG222”.

cps5cps6

A questo abbiamo quasi terminato, dovremo solo assegnare i nostri canali ad una zona. Ma cosa è una zona? Fondamentalmente una cartella che contiene un certo numero di canali così che possiamo raggrupparli appunto per zona (esempio nord, centro e sud Italia) o a nostro piacimento. A tal proposito osservate l’immagine seguente: facendo click su Zone Information dal menu di sinistra vi si aprirà la finestra dove potrete inserire il nome della zona e a questa assegnare i canali premendo sul pulsante Add (verranno spostati nel riquadro di destra).

cps7

Nel nostro caso quindi potremo chiamare la zona “Locale” e assegnarle i canali “Perugia 222”, “Perugia TG9” e “Diretta 1D” (nell’immagine sopra ovviamente ce ne sono anche altri perché è uno screenshot della configurazione che realmente è nella mia radio, non è teoria, hi!).

A questo punto salvate e assegnate a questa configurazione il nome che preferite. Il programma salverà un file con estensione rdt che potrete riaprire e modificare quando vorrete.

Ora collegate la radio al computer mediante il cavo di programmazione e accendetela come fareste normalmente (in Windows 10 non dovreste avere problemi di driver, non serve installarne, la rinoscerà automaticamente). Una volta che il vostro OS l’avrà riconosciuta la vedrete indicata tra i vari dispositivi collegati al computer (osservate le due immagini seguenti). Ovviamente questo vale per TYT, non è detto che valga per tutte le radio, controllate, lo do per scontato!

Per programmare la radio ora è sufficiente fare click sul menu Program e poi su Write Data (o Ctrl W o premere il tasto evidenziato nella seguente immagine).

cps10

Per avviare il download del codeplug nella radio premere sul pulsante OK e attendere qualche secondo. Al termine la radio si riavvierà e sarete pronti a trasmettere.

Ci sono voluti 5 minuti sì o no?

Buoni QSO de IZ0ABD / AI4YI Francesco

SvxLink – da zero a Echolink

svxlink

Forse vi starete chiedendo il perché dell’ennesima pagina su SvxLink. Onestamente me lo chiedo pure io, perché tutto avrei voluto fare tranne dedicare il mio tempo a scrivere su qualcosa che altri hanno già trattato. Ma non tutti l’hanno fatto bene e per fare funzionare questo software mi sono dovuto arrangiare un po’ anche mettendo insieme i pezzi che ho trovato qua e là. Perciò cercherò di riassumere qui di seguito ciò che va fatto per passare da zero ad un sistema funzionante senza impazzire, in particolare vedremo come attivare Echolink per realizzare un hotspot.

Innanzi tutto prepariamo/acquistiamo il materiale occorrente. Io vi consiglio i seguenti articoli, ma nulla vieta di utilizzare altro, anche se poi non è detto che le istruzioni che troverete di seguito non debbano essere ritoccate:

  • una Raspberry Pi o altro sistema con OS Linux
  • alimentatore e contenitore per Raspberry Pi
  • una scheda microSD da almeno 8 GB
  • una scheda audio USB compatibile con Raspberry Pi

Per utilizzare una Raspberry Pi dovrete provvedere all’installazione del sistema operativo. Vi consiglio Raspbian , lo potete scaricare da qui. Eviterei di installare la versione lite, è più compatta ma anche priva di alcuni programmi che potrebbero tornare utili. Per copiare l’immagine del SO nella microSD in Windows si può utilizzare il programma Win32DiskImager. Trovate comunque tutte le istruzioni per arrivare ad avere una Raspberry Pi funzionante facendo click qui.

Le operazioni che dovremo compiere si effettuano principalmente da un terminale. Dovremo quindi accedervi e per farlo abbiamo due possibilità:

  1. collegare la Raspberry Pi ad un monitor HDMI, ad una tastiera e ad un mouse e una volta avviato il desktop aprire la finestra del terminale;
  2. collegate la Raspberry Pi direttamente alla vostra LAN e vi ci connettete in SSH (se la porta 22 non dovesse essere aperta e la scheda non rispondervi dovrete abilitare il servizio secondo quanto riportato qui – in pratica si entra come al punto precedente, si apre una finestra terminale, si dà il comando “sudo raspi-config” e si abilita il server ssh)raspi-configraspi-config

Per connettersi in remoto in SSH si può utilizzare un programma terminale quale Putty. Trovate tutte le istruzioni qui.

Cominciamo!

La schermata che vi mostro qui di seguito è quella relativa alla prima operazione da fare: aggiornare il database dei pacchetti software disponibili per la nostra Raspberry Pi.

Il comando da eseguire è questo (le virgolette o doppi apici non sono comprese ma indicano l’inizio e la fine del comando):

“sudo apt-get update”

atp-get-update

Terminata questa operazione iniziamo l’installazione di tutti i pacchetti necessari alla corretta compilazione di SvxLink e poi procederemo al download dei sorgenti.

Il comando da eseguire è il seguente:

“sudo apt-get install g++ make cmake libsigc++-1.2-dev libgsm1-dev libpopt-dev tcl8.5-dev libgcrypt-dev libspeex-dev libasound2-dev alsa-utils libqt4-dev git-core sigc++ groff”

Dopo qualche minuto l’installazione sarà terminata e procederemo al download del file compresso contenente il codice sorgente di SvxLink.
Il comando da eseguire è:

“git clone https://github.com/sm0svx/svxlink”

Al termine troveremo una directory chiamata svxlink all’interno della nostra directory utente (che in Raspberry di default è /home/pi).

Daremo quindi i seguenti comandi:

“sudo adduser svxlink
“sudo adduser svxlink daemon”
“sudo adduser svxlink audio”
“cd svxlink/src”
“mkdir build”
“cd build”

build

Ora possiamo avviare la compilazione vera e propria impartendo questi comandi:

“cmake -DCMAKE_INSTALL_PREFIX=/usr -DSYSCONF_INSTALL_DIR=/etc -DLOCAL_STATE_DIR=/var ..”
“make
“make doc”
“sudo make install”
“sudo ldconfig”

Ora dovremo installare il pacchetto con i file audio relativi agli annunci vocali. Si trovano a questo indirizzo: https://github.com/sm0svx/svxlink-sounds-en_US-heather/releases e per installarli dovremo dare i seguenti comandi:

“cd /usr/share/svxlink/sounds/”
“sudo wget https://github.com/sm0svx/svxlink-sounds-en_US-heather/releases/download/18.03.1/svxlink-sounds-en_US-heather-16k-18.03.1.tar.bz2”
“sudo tar xvjf svxlink-sounds-en_US-heather-16k-18.03.1.tar.bz2”
“sudo ln -s en_US-heather-16k en_US”

Al termine di queste operazioni il contenuto della directory sounds è quello che potete vedere nella seguente schermata.

voci-svxlink

Configurazione della scheda audio

E’ ora venuto il momento di dare un’occhiata ai dispositivi audio disponibili nel nostro sistema Linux. Prima di tutto accertiamoci che la scheda audio USB sia collegata ad una delle porte USB della Raspberry Pi o della nostra macchina Linux. Poi impartiamo il seguente comando:

“aplay -L”

Otterrete una lunga lista di device e tra questi cercate di individuare la vostra scheda USB: come mostrato nella immagine qui sotto la mia scheda audio è identificata dalla stringa plughw:CARD=Device,DEV=0.

aplay-L

Per essere sicuri di averla individuata proviamo a farle riprodurre qualche breve file audio. Nel mio caso la scheda viene identificata come plughw:CARD=Device,DEV=0 e il comando corrispondente è riportato qui di seguito:

“cd /usr/share/svxlink/sounds/en_US/Core”
“aplay -D plughw:CARD=Device,DEV=0 please_identify.wav”
“aplay -D plughw:0,0 please_identify.wav”

Gli ultimi due comandi producono lo stesso effetto, sono cioè equivalmenti: possiamo individuare la nostra scheda in uno dei due modi mostrati. Annotiamoci comunque questi valori, ci torneranno utili per configurare SvxLink.

E’ buona cosa disattivare la porta audio nativa della Raspberry: produce un suono di bassa qualità ed è inutile lasciarla attiva, preferiamo usare il nostro dispositov esterno. Per farlo apriamo il file (con vi, nano o l’editor che preferite) /etc/modprobe.d/raspi-blacklist.conf e aggiungiamo la stringa “blacklist snd_bcm2835”. Al fine di fare diventare come dispositivo predefinito la nostra scheda audio USB, dovremo fare alcune modifiche:

  • commentare la riga corrispondente a “snd-usb-audio index=-2” nel file /lib/modprobe.d/aliases.conf
  • creare il file /etc/modprobe.d/snd_usb_audio.conf e inserirci la stringa “options snd_usb_audio index=0”
  • aggiungere nel file /etc/modprobe.d/alsa-base.conf le seguenti righe:
    # This sets the index value of the cards but doesn’t reorder.
    options snd_usb_audio index=0
    options snd_bcm2835 index=1
    # Does the reordering.
    options snd slots=snd_usb_audio,snd_bcm2835

A questo punto eseguiamo un riavvio (“sudo reboot”) e ricolleghiamoci alla nostra scheda. Per verificare quanto fatto diamo il comando per la riproduzione del file audio usato in precedenza:

“cd /usr/share/svxlink/sounds/en_US/Core”
“aplay -D sysdefault please_identify.wav”

Se tutto è andato a buon fine, ovvero avete ascoltato l’audio attraverso la vostra scheda audio, significa che la configurazione è stata corretta.

Configurazione e avvio di SvxLink con EchoLink

Dovremo modificare solo due file:

  • il file di configurazione di SvxLink: /etc/svxlink/svxlink.conf
  • Il file di configurazione di Echolink: /etc/svxlink/svxlink.d/ModuleEcholink.conf

Iniziamo con il primo, svxlink.conf. E’ piuttosto lungo e perciò non ne riporterò l’intero contenuto ma vi indicherò soltanto cosa modificare (partendo dalle impostazioni di default) per un avvio essenziale delle funzioni di EchoLink (così che potrete fare subito delle prove simulando un gateway FM-EchoLink).

Questo file è diviso in sezioni: le trovate facilmente scorrendolo perché il loro nome è racchiuso tra parentesi quadre. Ad esempio avrete [GLOBAL], [SimplexLogic] etc etc. Focalizziamo l’attenzione sulla seconda ed in particolare sulle seguenti righe:

[SimplexLogic]
TYPE=Simplex
RX=Rx1
TX=Tx1
MODULES=ModuleHelp,ModuleParrot,ModuleEchoLink,ModuleTclVoiceMail
CALLSIGN=IZ0ABD

TYPE indica che ora vogliamo usare un ricetrasmettitore in Simplex, non un ripetitore. RX e TX fanno riferimento ad altre due sezioni del file di configuazione, che vedremo poco più sotto. MODULES invece indica quali moduli devono essere avviati al lancio dei SvxLink: per ora li lasciamo tutti, compreso EchoLink. In CALLSIGN ovviamente mettete il vostro nominativo. Nella seguente immagine potete vedere il risultato.

svxlink1

Ora saltiamo un po’ di righe ed andiamo a [Rx1]: l’unica cosa importante (per ora) è impostare correttamente la scheda audio. Ricordandoci quanto ottenuto sopra, dovremo mettere AUDIO_DEV=alsa:plughw:0. Per un semplice test potete anche impostare il VOX così da simulare l’arrivo di un segnale audio dal ricevitore: SQL_DET=VOX.

svxlink2

Andiamo ora alla sezione [Tx1] e anche qui impostiamo correttamente la scheda audio ed il PTT (che per ora non utilizzeremo in quanto ci basterà ascoltare ed inviare l’audio tramite delle cuffie ed un microfono). La seguente immagine vale più di mille parole.

svxlink3

Salviamo e passiamo alla configurazione di EchoLink: nel file /etc/svxlink/svxlink.d/ModuleEcholink.conf dovrete modificare soltanto poche informazioni:

  • CALLSIGN=MyCall-L
  • PASSWORD=MyPass
  • SYSOPNAME=MyName
  • LOCATION=[Svx] …

Il risultato è mostrato nella seguente immagine.

echolink

Salviamo tutto e proviamo ad avviare con il comando seguente:

“sudo -u svxlink svxlink”

SvxLink normalmente verrà avviato tramite uno script (che non abbiamo ancora preparato). In questo caso l’abbiamo avviato indicando come utente svxlink. Il risultato vi verrà mostrato con una schermata simile alla seguente.

svxlink4

Probabilmente dovrete accertarvi che le porte del vostro firewall siano aperte in modo da fare transitare i pacchetti richiesti dal nostro sistema. Il protocollo utilizzato è UDP per le porte 5198 e 5199 e TCP per la porta 5200.

Ora utilizziamo il client EchoLink da un dispositivo connesso ad internet su di una rete diversa (ex dallo smartphone) e andiamo a cercare il nostro server/gateway. Vi allego qualche schermata dallo smartphone e dal terminale dove abbiamo lanciato SvxLink.

L’audio è più che buono e con poco ritardo: ho utilizzato una linea ADSL per il server e una connessione 4G per lo smartphone.

Spero di esservi stato utile e che sia tutto chiaro. Seguiranno altri articoli su configurazioni specifiche per ripetitore con EchoLink e ricevitori remoti: per questo seguitemi inserendo la vostra email e facendo click sul pulsante che trovate sulla colonna di destra (sarete avvisati via email di nuovi articoli). Potete anche seguirmi tramite Facebook, trovate il link in basso nella colonna di destra.

Best 73 de IZ0ABD / AI4YI Francesco

Microscopio USB 1000x

Chi si dedica alla costruzione di dispositivi elettronici (come me) a volte necessità di uno strumento per ispezionare saldature, piste e componenti vari. Con una spesa modesta si possono trovare prodotti discretamente validi che, collegati ad un computer, mostrano a monitor immagini piuttosto nitide di oggetti veramente piccoli.

microscopioQui di seguito voglio mostrarvi le immagini ottenute con un microscopio USB da 1000x che potete trovare e acquistare in Ebay (non riporto qui tutte le caratteristiche tecniche perché le trovate nelle pagine da dove acquistare).

Facendo click su ciascuna immagine sarà possibile vedere il file in piena risoluzione (640×480 come salvato dal software a corredo del microscopio). La messa a fuoco è manuale e richiede un po’ di pratica per trovare il punto giusto. Rimanendo alla stessa distanza dal piano focale ovviamente non è necessario ritoccarla. E’ possibile porre il corpo del microscopio a contatto con l’oggetto da fotografare così come metterlo a fuoco da qualche centimetro di distanza. E’ possibile registrare anche dei video.

Nella confezione trovate, oltre al CD con il software, anche una piccola cartina stampata con vari righelli di passo variabile. Utilizzandola potrete verificare il reale potere di ingrandimento della camera nonché la praticamente totale assenza di distorsione ai bordi (guardate le seguenti immagini).

Nell’immagine dove si vede praticamente solo uno “0.”, la linea sulla sinistra ha spessore 0.03 mm. Le dimsioni dei quadretti della matrice che si vede in due foto è di 0.1 mm x 0.1 mm. Nell’ultima immagine si può notare come venga conservata l’ortogonalità delle linee.

Infine una nota sul colore: la taratura del bianco potrebbe essere migliore ma di sicuro non altera la qualità delle immagini.

Chi volesse acquistare questo piccolo microscopio USB lo trova in Ebay.

73 de IZ0ABD / AI4YI Francesco

Morse Stick Keyer 2

CwKeyerV2-small-300x200Morse Stick Keyer 2 è la seconda generazione del paddle per trasmissioni in codice Morse semplice e facile da utilizzare, pensato e realizzato per essere leggero, piccolo ed economico. Rispetto alla prima versione aggiunge la possibilità di operare in modalità squeeze!

E’ ideale per operatività portatile QRP, in installazioni in automobile, ma anche per viaggiare dove più si preferisce insieme alla nostra radio favorita.

Non presenta parti meccaniche mobili, è totalmente elettronico. Non necessita di alcuna batteria per funzionare. Utilizza semplicemente le tue dita per trasmettere in codice Morse con la tua radio prediletta.

Questo keyer funziona con tutte le radio di recente generazione rimpiazzando un normale keyer con connettore a tre contatti (gnd, dot, dash).

Può essere usato con radio quali FT-450D, FT-817, FT-857, FT-897, IC-706, IC-7000, IC-7300, TS-480, Elecraft K1, KX3 e similari (è richiesta bassa tensione (3 – 5 V) al connettore del keyer).

Dati tecnici:

  • dimensioni – 100 x 19 x 2 mm;
  • peso – 8 grammi + cavo;
  • cavo – 60 cm 3 conduttori;
  • connettore – 3,5 mm stereo jack

 

Per maggiori informazioni visita questa pagina.