M57788MR: trova le differenze.

Sto cercando di riparare un vecchio veicolare bibanda Kenwood, in particolare la parte di potenza UHF (tutto il resto è ok). Cerco il pezzo in internet, lo trovo in uno store cinese, lo ordino e mi arriva.

Sembra tutto ok tranne qualche piccolo dettaglio. Lascio a voi scoprirli tramite una semplice foto.

La foto che vedete è stata inviata anche al venditore, vedremo cosa risponderà.
Vi terrò informati 😉

73 de IZ0ABD Francesco

Filtro per fumi di saldatura

Chiunque si diletti, o lo faccia per lavoro, con la saldatura di componenti elettronici avrà più volte avvertito la necessità di rimuovere dal punto di lavoro quei fastidiosi fumi che compaiono quando si fonde lo stagno con il saldatore.

Esistono tante possibili soluzioni per trattare questi fumi, anche se la più semplice delle quali è ventilare l’ambiente. Ma dato che questo non è sempre possibile, o almeno con continuità, una semplice alternativa è quella di dotarsi di un aspiratore con filtro a carbone. Io me lo sono costruito utilizzando una ventola a 12 V da 12×12 cm (che avevo già) e dei filtri a carbone forniti come ricambio dalla Weller (modello WSA350F), nota azienda leader della saldatura.

Il risultato si commenta da solo vedendo le foto qui di seguito riportate.

Reperire il materiale necessario è molto facile. La cosa importante è trovare dei filtri a carbone veri, non delle semplici spugnette nere. Qui di seguito vi suggerisco qualche articolo dal catalogo di Amazon, fate click sulle foto.

Per chi volesse una soluzione già pronta, ovviamente nel mercato ci sono tanti prodotti più o meno validi e più o meno economici. Io ve ne segnalo uno ancora una volta dal catalogo di Amazon: fate vobis!

Ah, dimenticavo, il mio, oltre costare poco, funziona anche!!!

Buona saldatura a tutti.

73 de IZ0ABD Francesco

FT-450D: porta TUNER e PTT

Un mio amico mi ha recentemente chiesto quale è il carico massimo che si può applicare al pin PTT della porta TUNER del FT-450D.

La risposta non è scritta nel manuale, altrimenti la domanda avrebbe trovato subito risposta. In questi casi bisogna andare a vedere il service manual e, analizzando lo schema elettrico, è possibile ricavare le preziose informazioni.

La porzione dello schema elettrico che ci interessa è riportata qui di seguito.

Il pin 2 della porta TUNER è collegato in parallelo al pin 2 della porta LINEAR (stesso segnale).

Dallo schema elettrico si vede chiaramente che il pin 2 (PTT) della porta TUNER è pilotato da un transistor NPN in configurazione open-collector. Ciò significa che con questo potremo pilotari carichi chiudendo a massa il circuito. Ma quanta corrente si può far circolare attraverso questo pin? Cioè, quanto grande può essere il nostro carico, ad esempio un relay?

La risposta si ha andando a studiare il datasheet del transistor Q2057, un 2SD2211. Riporto qui di seguito i dati che ci interessano.

Si può notare chiaramente che il transistor in oggetto è in grado di tollerare una corrente continua di 1.5 A, più che sufficiente per tantissime applicazioni. Ma la condizione per cui lavorerà in saturazione è garantita? Se sì fino a quale corrente?

Per rispondere a questa domanda dovremmo fare qualche piccolo calcolo andando a trovare la corrente applicata in base e da questa ricavare quella di collettore affinché il dispositivo resti in saturazione.

In base al transistor è presente un resistore da 470 Ohm e questo, con un segnale di pilotaggio di 5 V, determina una corrente di circa 10 mA. Considerando il guadagno di corrente tra collettore e base otteniamo che dovremmo essere in grado di pilotare un carico da circa 1.2 A senza problemi. In genere non è bene arrivare al limite, quindi il consiglio è di non superare 1 A di carico.

Se ne vuoi saperne di più, vuoi capire come interipretare correttamente i datasheet e come effettuare queste analisi con disinvoltura, forse potresti prendere in considerazione un video-corso di elettronica, dai un’occhiata qui.

Best 73 de IZ0ABD Francesco

Pro e contro dell’energy harvesting

In un mio primo articolo sul sito All About Circuits introduco cosa è l’energy harvesting da vibrazioni. Oramai è un argomento scientificamente ben noto e approfondito, le basi della conoscenza sono solide. In oltre otto anni di ricerca presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Perugia anche io ho dato il mio contributo e per questo ho preparato un secondo articolo.

In questo si parla, sinteticamente di vantaggi e svantaggi di tali tecnologie. Ovviamente non è un documento che ha la pretesa di racchiudere tutto lo scibile sull’argomento, ma per molti può essere un buon punto di partenza per comprendere meglio, e quindi non cadere vittima di falsi miti, cosa si può e cosa non si può fare.

Trovate l’articolo facendo click qui, sempre sul sito di All About Circuis.

Buona lettura.

Proteggersi dai fulmini

Una “normale” serata di pioggia dal mio QTH.

A volte può accadere che le nostre apparecchiature elettroniche possano subire danni durante un temporale. La fulminazione, per dirla sinteticamente, può essere diretta o indiretta: nel primo caso è complicato (ma non impossibile) evitare danni, l’energia di un fulmine è davvero tanta, nel secondo qualcosa si può fare perche l’energia in arrivo è sicuramente minore. Occupiamoci di questo caso, ovvero di quando un fulmine cade in prossimità della linea elettrica che alimenta le nostre apparecchiature o della linea telefonica che ci collega col resto del mondo.

Utilizzando degli appositi dispositivi (SPD – Surge Protection Devices) si può ridurre l’energia che si andrà a dissipare sui nostri circuiti elettronici producendo danni. Ciò che si verifica quando siamo colpiti da un fulmine è un eccesso di cariche sulla linea, ovvero un eccesso di corrente che si manifesta in un picco di tensione (ricordate che V=Z·I e Z è pressoché costante, dipende da tutte le apparecchiature collegate e dalla rete che le collega).

Quindi appare chiaro che proteggersi richieda la capacità di limitare la corrente in transito, di dissiparla in qualche modo. Questo si può fare in con diverse tecniche, per esempio con dei dispositivi a scarica in un gas (spinterometri – SPD a commutazione o innesco) e/o allo stato solido (varistori – SPD a limitazione di tensione). Fondamentalmente questi oggetti entrano in uno stato di bassa impedenza quando ai loro due terminali la differenza di potenziale supera una certa soglia (variabile a seconda del dispositivo). In sintesi tali componenti creano un corto circuito dissipando su di loro l’eccesso di energia. Lo schema applicativo di base è il seguente.

Dal documento ” Scaricatori di sovratensioni ” di ABB
Dal documento ” Scaricatori di sovratensioni ” di ABB

Come si collegano all’impianto elettrico?

In generale si collegano in parallelo come mostrato dallo schema seguente. Alcuni dispositi si possono invece inserire in serie, dipende da come realizzati.

Per le linee dati (ex. linea telefonica o reti Ethernet, RS485, ..) la modalità è pressoché analoga, cambiano ovviamente il dispositivo da impiegare ed il numero delle linee da proteggere.

Dal documento ” Scaricatori di sovratensione ” di Finder.

Come si può vedere dallo schema elettrico qui sopra (relativo ad una rete RS485), sostanzialmente sono presenti 3 varistori: uno tra la linea A1 e B1, uno tra la A1 ed il terminale di terra (PE), uno tra la linea B1 ed il terminale di terra (PE). In aggiunta è presente uno scaricatore a gas tra le linee A1 e B1.

Analogamente in applicazioni monofase il circuito è praticamente lo stesso e i terminali prendono nome L (A1) e N (B1) e PE.

Appare scontato il motivo per cui sia necessario impiegare 3 varistori: possiamo avere una sovratensione tra le linee A1 e B1, tra le A1 e PE e tra B1 e PE.

Quale scegliere?

In commercio sono presenti tanti dispositivi realizzati per rispondere ad esigenze diverse a seconda delle necessità. Dare un consiglio su quale scegliere diventa quindi difficile. Nella scelta dell’SPD è importante tenere in considerazione la tenuta all’impulso delle apparecchiature da proteggere. Tale livello viene stabilito dalla norma IEC 60664-1 che, per un impianto 230/400 V, prescrive:

  • cat. 1 – 1.5 kV per apparecchi “particolarmente sensibili” (ad esempio apparecchiature elettroniche come PC o TV);
  • cat. 2 – 2.5 kV per apparecchi “utilizzatori” dalla tenuta ad impulso “normale” (ad esempio, apparecchi elettrodomestici);
  • cat. 3 – 4 kV per apparecchi facenti parte dell’impianto fisso (ad esempio, quadri di distribuzione, interruttori);
Da https://www.zotup.com/it/classificazione-degli-spd.html

L’immagine qui sopra mostra il livello di proteziona offerto dai diversi dispositivi: come si può notare un cat. 1 deve rispondere a dei requisiti di assorbimento di energia ben più elevati degli altri.

La scelta quindi va fatta in base al rischio che si corre e alla possibile applicazione da proteggere. Uno schema riassuntivo che può semplificare la scelta è mostrato nella seguente immagine.

Da https://www.zotup.com/it/selezione-e-ubicazione.html

Considerazioni finali

Ovviamente quanto qui sopra riportato non è assolutamente una guida alla scelta ed all’installazione degli SPD ma solo una piccola introduzione alla problematica della protezione da sovratensione.

Ogni radioamatore, ad esempio, dovrebbe prevedere simili protezione per l’impianto di alimentazione delle sue radio. Adeguate protezioni dovrebbero essere installate anche lungo le linee di antenna, ma in questo caso i dispositivi da utilizzare sono “leggermente” diversi.

Proteggersi ovviamente ha un costo, anche non trascurabile, ma tutto è poi da comparare ai possibili danni a cui si può essere soggetti (prevenire in genere è meglio che curare). Se volete farvi un’idea di un possibile SPD di categoria 2 da utilizzare fate click qui. Ovviamente un categoria 1 costerà qualcosa in più.

Per un’ulteriore protezione si potrebbero usare anche delle prese multiple filtrate tipo quella che vedete qui: proteggono sia dal lato alimentazione che quello comunicazione (sono da utilizzarsi come protezione aggiuntiva).

Per ora è tutto.

Buona protezione da IZ0ABD Francesco.

Cosa è l’Energy Harvesting?

Da un po’ di tempo collaboro con All About Circuits ed ho avuto modo di scrivere per loro qualche articolo.

Adesso ve ne voglio segnalare uno introduttivo all’Energy Harvesting, ovvero una serie di tecniche e tecnologie che permettono di recuperare energia dall’ambiente. In particolare si vuole generalmente convertire l’energia che altrimenti andrebbe “sprecata” in energia elettrica utilizzabile per alimentare apparecchiature elettroniche.

La fonte di energia può essere una qualunque tra la luce, la radiofrequenza, un gradiente termico e le vibrazioni.
L’articolo che vi segnalo ora parla proprio di questa ultima fonte: lo trovate facendo click qui.

Buona lettura (in inglese ovviamente).

Firmware (Arduino®) per beacon ARDF

In un precedente articolo vi ho raccontato come ho realizzato un semplice beacon per ARDF a 433.92 MHz basato su di un microcontrollore Microchip PIC12F509 e programmato in linguaggio Assembly. Qui di seguito invece vi riporto il codice per attivare un semplice beacon per ARDF utilizzando Arduino® : viene inviata la lettera “S” in codice Morse con una frequenza di una volta al secondo e la durata di un punto è pari a 100 ms.

Lo schema da utilizzare è il seguente. Al posto del LED collegherete l’ingresso di abilitazione del trasmettitore (vedete schema nell’articolo menzionato).

Qui di seguito riporto il codice. Viene utilizzato un timer di periodo 100 ms

include “Timer.h”
define LED 13
void timerISR();
int counter = 0;
int event = 0;
Timer t;


void setup() {
pinMode(LED, OUTPUT); // LED on PIN 13
int timerEvent = t.every(100, timerISR, (void*)0); // ISR every 100 ms
}


void loop() {
t.update();
if (event == 1) // timer interrupt event
{
startTime = millis();
switch (counter){
case 0:
digitalWrite(LED, HIGH);
break;
case 1:
digitalWrite(LED, LOW);
break;
case 2:
digitalWrite(LED, HIGH);
break;
case 3:
digitalWrite(LED, LOW);
break;
case 4:
digitalWrite(LED, HIGH);
break;
case 5:
case 6:
case 7:
case 8:
case 9:
digitalWrite(LED, LOW);
break;
default:
break;
}
event = 0;
}
}


void timerISR() {
if (++counter >= 10)
{
counter = 0;
}
event = 1;
}

Per utilizzare la libreria del Timer dovrete installarla: trovate tutte le informazioni che vi servono qui.

Per dubbi o chiarimenti scrivetemi.

73 de IZ0ABD Francesco