Un regalo per un amico

Qualche giorno fa era il compleanno di un amico OM, IK0AZG Gianni. Ad un OM che ha già raggiunto il DXCC #1 Honor Roll cosa si può mai regalare? Così mi sono inventato un lavoro su legno con il mio incisore laser. Non c’è molto da descrivere, il disegno credo sia autoesplicativo.

Questa è l’immagine che ho ideato e inciso.

Ho composto l’immagine utilizzando il software GIMP.

Le antenne ritratte nell’immagine sono le sue, così come il suo volto, ovviamente. E’ stato sufficiente lavorare un po’ con le soglie per ottenere il risultato, diciamo così, hi!

Qui di seguito invece vi mostro colui che per circa 30 ore ha lavorato ininterrottamente. Si tratta di un incisore a due assi da 65×50 cm (area di incisione) e una dimensione (esterna) di 72x63cm.

Il lasera è da 3 W (3000 mW) a luce blu. Non è sufficiente per incidere il metallo, ve lo dico subito.

Qui sotto vi mostro, in un paio di video, quello che succede quando lo si mette in funzione, ovvero mentre incide. La tavola di legno su cui ho inciso ha dimensioni di 260 x 360 mm.

Il risultato è notevole, non a detta del sottoscritto ma di tutti coloro che lo hanno visto di persona. Il dettaglio è molto alto anche se la foto qui di seguito non lo fa capire. Regolando la potenza di incisione si riesce ad avere una sensazione al tatto molto piacevole (leggera incisione). Nel mio caso, per ottenere il risultato mostrato su legno di bambù, ho impostato la potenza a circa il 60% e la velocità di movimento massima. Andando più lenti si può ridurre la potenza.

Chi fosse interessato all’acquisto di una simile macchina, può trovarla in AliExpress, questo è il link diretto all’articolo: https://s.click.aliexpress.com/e/_9gnh2f

Il costo, per un articolo del genere, è molto basso perché vi arriva in kit di montaggio. Occorre circa mezz’ora per essere operativi ed è a prova di capra, non si può sbagliare. Qui potete vedere come si fa: https://youtu.be/fdgIeWwFBcM

Il software di gestione è abbastanza semplice da utilizzare, nella pagina di vendita c’è il link al download di tanto materiale (video, immagini di esempio, driver, software di incisione). Per chi fosse curioso questo è il link: https://mega.nz/#F!wDxgFYAI!DsqvK4BFoLm-a2KWmQDKJQ

Spero che tutto ciò sia stato utile a qualcuno, io prima di procedere all’acquisto ho dovuto cercare molto in rete, non trovavo esempi validi per capire quanta potenza doveva avere il laser.

73 de IZ0ABD

Porte USB e ricetrasmettitori HF

Vi è mai capitato di andare in trasmissione in 40 o 80 metri e di vedere il computer cominciare a dare i numeri? A me tempo fa succedeva con il mouse appena uno dei vari ricetrasmettitori andava in TX e vedevo il puntare cominciare a muoversi da solo, le finestre si aprivano e chiudevano etc. A volte invece del mouse ad accusare problemi era la stessa interfaccia audio per la radio. Questi sono i classici problemi di compatibilità elettromagnetica.

In generale possiamo avere problemi per colpa di emissioni radiate e/o condotte. Nel nostro caso possiamo affermare che i problemi siano legati alle prime. Le onde elettromagnetiche che investono conduttori elettrici, generano su di questi delle differenze di potenziale. Se queste sono di opportuna intensità, possono provare malfunzionamenti ai dispositivi elettronici (vedi porte USB dei computer).

Come si risolvono?

Molti ti avranno detto di usare un cavo schermato. Altri ti mettere delle ferriti. Altri di usare trasformatori di isolamento.Altri di usare cavi schermati più ferriti o filtri choke.

Diciamo che forse è bene studiare un po’ più approfonditamente il problema, in rete si trovano tante informazioni anche gratuitamente (molte derivate dal mondo dell’automazione industriale – piccolo aiutino per la ricerca).

Quando della radiazione EM colpisce un conduttore, come scritto sopra, su questo si genera una corrente. Sappiamo che in prima approssimazione questa corrente scorre sulla superficie esterna dei contuttori e che all’interno di una gabbia di Faraday non c’è campo elettrico (a meno che non ci siano cariche, ma questo è un altro discorso). Quindi se riuscissimo, in qualche modo, a costruire una gabbia all’interno della quale mettere tutte le nostre apparecchiature avremmo risolto i problemi. E si può fare!

Quindi quello che va fatto è questo:

  • collegare tutte la carcasse, i contenitori metallici, delle nostre apparecchiature ad una barra equipotenziale e da questa a terra;
  • usare cavi schermati e accertarsi che lo schermo sia effettivamente collegato alla carcassa delle nostre apparecchiature;
  • collegare lo schermo dei cavi coassiali, di apparecchiature che non hanno una presa di terra sul retro, alla barra equipotenziale (attenzione però al discorso fulmini e scariche elettrostatiche…).

Cosa è una barra equipotenziale? Sostanzialmente è un pezzo di metallo, in genere rame, con un certo numero di morsetti ai quali collegare dei cavi che vanno ai contenitori metallici delle nostre apparecchiature.

Se consideriamo i 2 cabinet della figura seguente, vediamo che ognuno ha il suo collegamento di terra: bene. Ma non basta, perché tra i due collegamenti a terra si può stabilire una differenza di potenziale (ma non voglio entrare in questa discussione ora). Così, ad esempio, tra la nostra radio alimentata a 13.8 Vdc e il nostro PC, quando siamo in TX, si potrebbe stabilire una differenza di potenziale che manda in tilt l’interfaccia USB che controlla il nostro RTX.

Se invece facciamo in modo che tutto sia allo stesso potenziale, tutti i segnali da e per il computer viaggeranno protetti dallo schermo del cavo, ecco perché serve schermato, e dalla equipotenzialità.

Il collegamento va fatto a stella, cioè un cavo per ogni dispositivo, e non ponticellando tra di loro le varie apparecchiature, come mostrato qui di seguito. Poi dalla barra si andrà al dispersore di terra.

Questo comporta ovviamente un uso di cavo abbastanza elevato, ma è la soluzione migliore per riuscire a proteggere i nostri sistemi da problemi di compatibilità elettromagnetica. Dobbiamo infatti avere percorsi a bassa resistenza, quindi usare cavo di adeguata sezione per i singoli collegamenti tra i vari dispositivi e la barra e poi dalla barra al dispersore di terra. Per darvi un’idea, vi consiglio almeno 1.5 mmq per i primi e almeno un 2.5 o 4 mmq per il secondo. Se li collegassimo uno in serie all’altro (ponticellando) cosa succederebbe? Provate a rispondere.

Il risultato sarà qualcosa simile a questo illustrato qui sotto.

Qui di seguito trovate un’immagine di una barra equipotenziale e se fate click sopra vi si apre i link ad Amazon per l’acquisto.

Infine un breve accenno ai cavi USB.
La maggior parte di quelli di tipo A da un lato e mini USB dall’altro non sono schermati, fate attenzione. Vi cito questo perché sono quelli più usati per molte apparecchiature (per intenderci sono quelli dei caricabatterie per i cellulari). Per controllarli prendete un tester e impostatelo per la prova di continuità. Se toccando le parti metalliche esterne dei due connettori sentite un suono allora il cavo è schermato e i due connettori sono collegati allo schermo. In caso contrario… beh, avete capito.

Purtroppo non è facile trovare cavi USB schermati. In genere quelli di tipo A-B lo sono, ma gli altri no e ancora non sono riuscito a reperirli in Amazon (in siti di fornitori industriali ovviamente sì). Vi terrò aggiornati.

Spero queste brevi note vi siano state utili.

73 de IZ0ABD

Verticale Diamond F1230A

Il mio amico Matteo IW0RZY mi ha prestato un’antenna per la banda dei 23 cm. Si tratta di una verticale Diamond F1230A, una classica antenna in vetroresina monobanda con guadagno dichiarato di 13.8 dBi per una lunghezza di 353 cm.

Alla base dell’antenna c’è un adesivo che riporta la configurazione: 25 x λ/2. Nel foglio delle istruzioni invece appare 14 x 5/8 λ. Il mistero rimane, di certo non mi metto a smontarla, hi!

Per curiosità l’ho voluta collegare al mio mio miniVNA Tiny per fare qualche misura un po’ più accurata. Nel foglio di installazione (che trovate facendo click qui) viene mostrato un grafico abbastanza semplice dell’andamento del SWR (o ROS).

In realtà le cose sono un po’ diverse, anche se non di molto e magari dipendono dalla mia particolare installazione (provvisoria). In ogni caso ve le riporto qui di seguito.

I 4 marker sui punti di massimo e minimo sono riportati nella tabella qui di seguito.

Il punto con return loss maggiore, o SWR minore, o dove si direbbe ci sia la risonanza, è a 1260 MHz, un po’ più in basso di quanto dichiarato dal costruttore. A 1280 MHz, dove dovrebbe essere il centro banda, siamo tra il marker 3 ed il marker 4, il RL è -16.3 dB e il SWR 1.35, quindi è usabilissima.

Per completezza, a chi piacesse averlo qui sotto trova il PDF relativo alla misura da 1200 MHz a 1300 MHz.

Spero tutto ciò sia utile a qualcuno (ad almeno uno ne sono sicuro, hi!).

73 de IZ0ABD Francesco

Controlliamo l’oscillatore principale delle nostre radio

Avete mai controllato se il vostro RTX è correttamente sintonizzato sulla frequenza indicata dal display? Vi è mai capitato di ricevere qualcuno quei 100 o 200 Hertz sopra o sotto la frequenza dove lui dichiara di essere? Se sì è molto probabile che l’oscillatore della vostra radio dia un segnale non esattamente alla frequenza dichiarata. In generale è un problema facilmente risolvibile e a costo praticamente 0.

Qui sopra vedete l’immagine di un oscilloscopio virtuale, cioè su PC, al quale do in ingresso il segnale audio in uscita da un FT-817. Dopo aver sintonizzato il ricevitore a 10 MHz e selezionato il modo CW, vado a vedere il tono in uscita e trovo che è a circa 815 Hz mentre avrebbe dovuto essere a 800 Hz (questo valore è impostabile da uno dei menu della radio).

Sintonizzando la radio a 10 MHz è possibile ricevere h24 un segnale stabile e preciso, cioè una frequenza campione. Quindi selezionando la ricezione in modalità CW quello che otteniamo deve essere un tono continuo che ci permetterà di capire di quanto è “fuori” l’oscillatore della nostra radio.

In generale, che la radio sia dotata di TCXO o meno poco cambia, c’è un trimmer vicino all’oscillatore di riferimento che serve a regolarne la frequenza. Dopo averlo leggermente ritoccato quello che ho ottenuto è mostrato nell’immagine qui sopra: un segnale pressoché perfetto a 800 Hz.

L’utilizzo di un filtro stretto per CW non è necessario, ma può aiutare la misura.

La stessa cosa può essere fatta in SSB, in questo caso però non dovremo cercare un segnale a 800 Hz ma a 0 Hz, cioè dovremo raggiungere la condizione di battimeno zero, ovvero si isofrequenza tra la radio ed il segnale campione (se questo non vi è chiaro riguardate come sono fatti un ricevitore SSB ed uno per telegrafia). Questa operazione non è però semplice da effettuare, o meglio visualizzare sullo schermo dell’oscilloscopio in questione. Le schede audio dei computer generalmente hanno un filtro passa alto in ingresso (un condensatore) che ne inibisce la capacità di acquisire segnali a bassissima frequenza. Stessa cosa, ma di verso opposto, nell radio: in generale la risposta in frequenza copra una banda da circa 300 Hz a circa 2700 Hz (vedete immagine di seguito). Quindi usiamo il CW.

L’immagine qui sopra, come accennato, mostra la risposta audio del nostro ricevitore. Si vede nettamente la classica forma a “panettone” di un filtro passabanda.

Ho effettuato le stesse misure anche su altre radio HF, il metodo è universale. I miei TS-530S, TS-870S, TS-950SD, FT-450D e FT-817DN sono tutti ben allineati.
Per le frequenze VHF e superiori la cosa si complica un po’, ma ne riparleremo sicuramente.

Il software che ho utilizzato voglio segnalarvelo, si chiama Visual Analyser. Ho cercato molto in rete un oscilloscopio basato su scheda audio e l’unico che mi ha veramente soddisfatto è un prodotto freeware italiano di cui non posso non parlare bene e non condividere il link per il download.

E’ veramente ricco di funzioni utili all’analisi di segnali audio, dal semplice analizzatore di spettro al frequenzimetro al generatore di segnale ai filtri digitali real-time. Trovate tutte le informazioni sul sito http://www.sillanumsoft.org/.

Riepilogando quello che vi servirà sarà:

  • la vostra radio HF e la sua antenna in grado di lavorare a 10 MHz;
  • un computer con una scheda audio;
  • un cavo per collegare l’uscita audio della radio all’ingresso della scheda audio del computer;
  • il software Visual Analyser;
  • dei giravite di varie dimensioni (per aprire la radio e per sintonizzare l’oscillatore.

Potreste fare la stessa operazione con un frequenzimetro, ovviamente, ma ce l’avete? Volete comprarlo? O preferite utilizzare il computer che già avete in stazione?

Spero di avervi stimolato a fare un po’ di manutenzione, hi!

73 de IZ0ABD Francesco

Mixer RF e panadapter SDR

A volte mi capita che qualcuno mi chieda delucidazioni su come poter aggiungere un panadapter SDR ad una radio. Con un panadapter infatti si può avere lo spettrogramma di una discreta porzione di spettro (almeno 200 kHz in generale) attorno alla frequenza di ricezione e, in più, un completo ricevitore SDR aggiuntivo (con tutti i vantaggi della demodulazione software).

Ma a volte non è chiaro come farlo, perciò in questo video vi spiego tutto ciò che c’è da sapere.

Per chi ne volesse sapere ancora di più, tutte le info sulla IFace sono sul sito di TSP S.r.l.: click qui.

Non dimenticatevi di iscrivervi al canale e buon divertimento a tutti.

73 de IZ0ABD Francesco

Come e perché di un panadapter SDR – 2/2

Nel precedente articolo abbiamo fatto una breve analisi delle tendenze tecnologiche in merito alle nostre apparecchiature radio. In pratica, ciò che è chiaro, è che un ricevitore SDR a campionamento diretto non è sempre la soluzione migliore. Questo è chiaro, palese, se si comprende bene il concetto di densità spettrale di potenza. In parole semplice, ogni Hz di banda del nostro ricevitore introduce nella catena di ricezione un po’ di potenza. Quindi un ricevitore a larga banda è per forza più rumoroso di uno a banda stretta, non fosse altro per il solo rumore termico, senza considerare quindi quello in ingresso dall’antenna.

Questa immagine viene da un interessante articolo di Analog Devices che vi invito a leggere (fate click).

Facciamo un esempio. Abbiamo il nostro ricevitore panoramico SDR che copre i 30 MHz delle HF. Siamo a 7.15 MHz in LSB, riceviamo il nostro corrispondente senza problemi e a 7.210 c’è una bella broadcasting in AM che trasmette regolarmente, cioè il suo spettro è regolare, “pulito”, quindi a 7.15 MHz in pratica non ci disturba. Ma cosa avviene nel circuito di ricezione a larga banda? Dove va a finire quella potenza? Perché da qualche parte deve andare. E siccome non c’è una sola broadcasting ma ce ne sono tante (e anche tanti altri servizi…), alla fine è tanta la potenza che entra nel nostro ricevitore. Questa potenza si traduce in una tensione che potremmo anche misurare e che, in qualche maniera, il circuito di controllo del guadagno dovrà gestire. Ad un certo punto questa tensione arriverà al convertitore analogico digitale e finché tutto rimane entro valori tollerabili dalla dinamica del sistema non ci sarà alcun problema. Al contrario lascio a voi investigare su cosa può accadere. In ogni caso, avere tanti campioni del segnale, ovvero sovracampionare come si fa con un ricevitore SDR a conversione diretta, permette poi di applicare il processo di decimazione e quindi aumentare la risoluzione effettiva (e quindi la dinamica) del nostro ricevitore.

Piccola nota: per decimazione non si intende solo prendere un campione ogni M, ma è un processo un po’ più complesso che comprende anche del filtraggio.

Immaginate quindi quanto lavoro deve fare il nostro ricevitore per gestire in modo opportuno tutti questi segnali. Ecco perché un buon ricetrasmettitore SDR puro costa molto (vedi FlexRadio). Quello, in sintesi, che voglio dire è che la coperta è sempre troppo corta. Se da un lato migliorano le prestazioni dall’altro peggiorano i costi, serve componentistica più avanzata. E’ sempre stato così e sempre sarà così (a parità di evoluzione tecnologica).

Dall’altro lato, un’architettura ibrida permette di filtrare via tanto rumore, tanti segnali indesiderati, così da concentrare la potenza di calcolo (perché si tratta di elaborare dati – segnali) sulla porzione di spettro che realmente ci interessa. E a questo punto ci servono processori anche meno potenti, se vogliamo, e quindi meno costosi, così da poter concentrare risorse su altre parti (ex. gli oscillatori). Ecco il perché delle soluzioni ibride di Yaesu e Kenwood, che di certo non sono degli sprovveduti nel settore.

Quindi cosa possiamo fare?

Dato che non c’è una soluzione ottima per tutto e che buttare le nostre amate radio non è contemplabile, mi sono in qualche modo inventato una valida alternativa all’acquisto di un RTX SDR che mi permettesse di avere un panadapter ed un ricevitore completamente software anche per le mie vecchie radio.

In rete avevo visto qualche mezza cosa e qualche amico mi aveva parlato di qualche suo tentativo, ma niente di tutto ciò mi convinceva. Perciò ho dedicato qualche ora del mio tempo alla progettazione di un’interfaccia buffer, che ho chiamato IFace, che mi permettesse di collegare un ricevitore SDR (la classica “chiavetta” USB tipo RTL.SDR) al cuore di una radio, il suo primo mixer.

Perché proprio il primo mixer?

La risposta è semplice: innanzi tutto perché di sicuro c’è (il secondo o il terzo non sempre) e perché lì ancora abbiamo un segnale non troppo limitato in banda. Ciò che volevo era avere una visione di circa 100 kHz sopra e sotto la frequenza sintonizzata. Non mi importa sapere se in 20 m c’è traffico se sto operando in 40 m, ma se 20 kHz sopra a dove mi trovo ci sono stazioni sì.

Quello che ho fatto è mostrato qui sopra. Ho realizzato un piccolo circuito che mi permette di estrarre il segnale della prima frequenza intermedia e di inviarlo ad un ricevitore SDR esterno. I requisiti da rispettare erano pochi ma fondamentali:

  • alta impedenza di ingresso (circa 1 Mohm) così da non impattare sulla catena di ricezione della radio;
  • bassa impedenza di uscita (50 Ohm) così da poter pilotare direttamente il ricevitore esterno;
  • larga banda così da poterlo usare con qualsiasi radio (perché non tutte hanno la stessa frequenza intermedia);
  • basso consumo energetico così da non richiedere un alimentatore dedicato ma spillare energia in qualche punto interno alla radio;
  • basso costo.

E’ così che è nata la IFace, cioè la IF buffer Interface.

Avete mai provato a collegare un RTL.SDR direttamente all’antenna HF? Un disastro, vero? E’ normale, non ha filtri di banda, entra di tutto e il software non può fare miracoli. Ma se a questo economico ricevitore diamo “in pasto” un segnale che è passato dai filtri di banda della radio, dall’attenuatore e/o dal preamplificatore e dal mixer, credetemi, il risultato è nettamente diverso. Come mai? Semplice, è stato pre-elaborato dai circuiti della nostra radio.

Le due immagini qui sopra mostrano come si applica la IFace ad uno Yaesu FT-450D, la seconda radio alla quale l’ho installata. Come si vede bene, prima del mixer ci sono i filtri di banda: questi sono fondamentali per ridurre il pericolo di sovraccarico del ricevitore SDR.

Come accennato, ogni radio può essere dotata di un panadapter SDR attraverso la IFace: qui ho raccolto decine di istruzioni di installazione.

Se poi invece di un convertitore A/D ad 8 bit quale quello sopra menzionato usiamo qualcosa di meglio (12 o 14 bit sono già sufficienti) allora il divertimento è assicurato. Ovviamente a completamento di tutto è necessario un apposito software per il nostro computer. Per fortuna ce ne sono tanti e sono tutti grauiti: HDSDR, SDR#, SDR Console, SDRuno etc.

Quindi non vendete le vostre radio solo perché non hanno un display LCD colorato sul quale appaiono i segnali radio. Pensato a migliorarle come vi ho mostrato, vi divertirete a modificarle, apprenderete cose nuove e sperimenterete la differenza della ricezione digitale (e cambiando programma avrete la possibilità di notare la differenza nelle prestazioni).

Per chi ne volesse capire un po’ di più il video qui di seguito spiega come installare un panadapter SDR in qualsiasi radio, la procedura è sempre la stessa.

Buon divertimento de IZ0ABD Francesco

Come e perché di un panadapter SDR – 1/2

Mi capita ancora spesso di confrontarmi con amici e non in merito a cosa sia un panadapter SDR e perché usarlo. L’argomento è molto vasto, richiede ben più di qualche pagina in un blog, ma cercherò di essere sintetico quanto più possibile. Parliamo quindi di ricevitori e facciamo una piccola premessa sull’architettura delle radio cosiddette “tradizionali”.

Generico ricevitore supereterodina

Nell’immagine qui sopra ho riportato lo schema a blocchi di un generico semplice minimalista ricevitore supereterodina, cioè un ricevitore dove c’è almeno un oscillatore locale (LO) che tramite un mixer e dei filtri passabanda trasla il segnale in arrivo dall’antenna dalla sua frequenza ad una più adatta alla successiva elaborazione (o demodulazione).

Perché si usa il supereterodina?

Immagino lo sappiate già, ma nel caso contrario se provate a chiederlo a Google forse potreste ricevere un po’ troppe informazioni (oltre 58 mila pagine – vedi immagine seguente) e, molto probabilmente, male organizzate e frammentate.

Quindi, cercando di sintetizzare un po’, posso dirvi che il circuito supereterodina si usa principalmente perché:

  • il ricevitore deve essere in grado di lavorare su molto frequenze diverse, quindi serve un circuito che porti il segnale di ingresso ad un unico demodulatore – che lavorerà fondamentalmente ad una certa frequenza (la IF);
  • perché è necessario filtrare, ovvero selezionare, i segnali desiderati da quelli indesiderati e questo è più facile farlo ad un’unica frequenza anziché ad infinite frequenze diverse – servirà un solo filtro alla frequenza IF;
  • utilizzando più frequenze intermedie – più mixer – si possono migliorare le proprietà di filtraggio sul segnale ricevuto.

Ma ovviamente tutto ciò non è gratis, si paga in termini di complessità e costo del circuito, è ovvio. Negli anni abbiamo visto tantissime tipologie di mixer e di ricevitori e dire quale sia oggettivamente il migliore non è sempre facile: dipende! Dipende da tanti fattori, soprattutto l’uso che si vuole fare di quel ricevitore. Così, per esempio, un ricevitore per HF avrà necessità diverse rispetto ad un ricevitore per microonde (tanto per citarne una, la dinamica).

In ogni caso, ogni volta che si vuole migliorare qualcosa si deve apportare una modifica al circuito, cioè rifare fisicamente il circuito stampato e l’assemblaggio dei componenti elettronici. Questo non è più totalmente vero quando si ha a che fare con le SDR – Software Defined Radio.

Entro certi limiti, infatti, cambiando solo il software si può avere un ricevitore totalmente diverso. Ovviamente ci sono dei limiti, perché se per campionare utilizziamo un convertire A/D ad 8 bit sarà difficile ottenere una dinamica di 90 dB o superiore. Senza intervenire su circuiti di controllo del guadagno, ricordo che ogni bit utilizzato per il campionamento impone un rapporto S/N pari a circa 6 dB, così con 8 bit avremo una dinamica di circa 48 dB. Chi ne volesse sapere di più può leggere questo articolo: Understanding the Dynamic Range Specification of an ADC.

Come avrete visto, oggi, nel 2020, abbiamo in commercio sia ricetrasmettitori amatoriali totalmente Software Defined che ibridi, ciò con una parte di circuiti fatti alla “vecchia” maniera, cioè con il supereterodina, ed una parte digitale, cioè software che un apposito DSP elabora.

Forse i casi più eclatanti degli ultimi tempi sono il FTDX101D della Yaesu e il TS-890s di Kenwood. Perché questi due leader non hanno fatto come Icom con i suoi IC-7300 e IC-7610? Un perché ci sarà…

Ricevitore ibrido del FTDX101D
Parte del ricevitore ibrido del TS-890s

Il motivo di queste scelte è semplice: un ricevitore SDR a larga banda (campionamento diretto della RF) non è la soluzione ottima, almeno non sempre.

Una cosa accomuna tutte queste radio: hanno tutte un bel display LCD sul quale si ha un cosiddetto band-scope, cioè una visualizzazione dello stato della banda attorno alla frequenza che stiamo ricevendo. Questo sicuramente rende queste macchine molto appetibili, al contrario di quelle che non ne sono dotate. Ma lo schermo è piccolo e, per quanto possa essere alta la risoluzione, la visualizzazione non è delle più efficaci. Molto meglio sarebbe avere uno schermo da 50″!

Tutte queste considerazioni sono i motivi che mi hanno spinto a progettare l’interfaccia buffer per la IF delle nostre radio che permette di aggiungere un panadapter SDR, cioè un panorami adapter, cioè il band-scope, ad ogni RTX, vecchio o nuovo che sia.

Ma di questo ve ne parlerò nella seconda parte, seguitemi!

Cavo programmazione Yaesu FT-4X e altri RTX

Mi sono ritrovato a dover programmare alcuni ricetrasmettitori Yaesu FT-4X. In particolare si voleva inserire in tutti le stesse memorie e con lo stesso ordine. Farlo manualmente è un’operazione abbastanza lunga e non prima di possibilità di errore. Sul sito di Yaesu è disponibile il software di programmazione delle memorie ma sfortunatamente nella scatola con cui viene venduta la radio non è presente il cavo di programmazione. Effettuare la programmazione tramite un apposito programma permette, oltre ad impostare le memorie, anche di modificare il comportamento di alcuni pulsanti della radio e di salvare il tutto in un file così che possa essere ricaricato anche a distanza di tempo.

Quindi ho fatto una ricerca in rete e quello che vi riporto qui di seguito non è nulla di trascendentale, ma solo una sintesi di ciò che ho impiegato per raggiungere lo scopo, ovvero programmare facilmente quelle radio.

Il cavo di programmazione originale si chima SCU-35 e si può reperire in rete ad un costo compreso tra i 20€ e i 30€ (un clone, non quello originale, credo).

Ma non avendo né il tempo né la voglia di comprarlo (le radio non sono mie…), ho cercato informazioni sulle sue caratteristiche elettriche e meccaniche (il connettore, principalmente) e ho capito che fondamentalmente serve ad implementare una comunicazione 1-wire tra il computer e la radio. In pratica serve un convertitore USB – UART a 3.3 V, un diodo al silicio come il classico 1N4148, un cavo con connettore TRS da 2.5 mm. Lo schema di collegamento è molto semplice e lo riporto nella seguente immagine.

Il convertitore mostrato (e che ho usato) permette di selezionare il funzionamento a 3.3 V o a 5 V: il jumper va perciò utilizzato correttamente selezionando l’uscita a 3.3 V (altri convertitori non ce l’hanno, attenzione).

Essendo questi tutti materiali che avevo già a disposizione, mi sono bastati 5 minuti al saldatore per realizzare il tutto e passare subito alla programmazione. E’ infatti talmente semplice che non può non funzionare (attenzione al verso del diodo). Qui sotto una schermata che testimonia che tutto funziona correttamente.

Il connettore lato radio è un jack stereo (TRS) da 2.5 mm e si può ricavare da un economico cavo di collegamento con doppio jack (se ne taglia via uno): sotto metto il link al prodotto.

Per chi non sapesse con precisione cosa acquistare, riporto qui i link ad alcuni prodotti che trovate in Amazon (e che ho anche usato per questo lavoretto):

Questo convertitore, ovviamente, funziona con tutte le radio Yaesu che richiedono il cavo / adattatore SCU-35.

Buon divertimento de IZ0ABD.

Test attenuatori coassiali

In ogni lavoratorio dove si pratica un po’ di RF degli attenuatori coassiali servono sempre. E ne servono di diverso valore!

Girovagando un po’ in uno di quei siti cinesi (Aliexpress) mi sono imbattuto in degli attenuatori su PCB. Il costo è ridicolo e così mi sono voluto togliere un piccolo sfizio, nella peggiore delle ipotesi avrei recuperato i connettori coassiali SMA da PCB (che onestamente presi singolarmente da noti rivenditori nel mercato EU mi costerebbero di più).

Dopo un mesetto sono arrivati e li ho voluti provare usando il mio miniVNA (apparecchiatura alla portata di molti, così la prova è più “replicabile”). Sono dichiarati per lavorare da 0 a 4 GHz con una potenza massima di 200 mW. In effetti funzionano discretamente bene: li ho confrontati con un attenuatore coassiale di qualità da 10 dB su connettore SMA e la differenza è poca..

Come si può vedere dall’immagine, si hanno 4 linee a disposizione, rispettivamente da 0 dB, 10 dB, 20 dB e 30 dB di attenuazione.

Qui di seguito riporto i risultati delle prove, a voi giudicare.

Test sulla linea con attenuazione nominale di 0 dB.
Test sulla linea con attenuazione nominale di 10 dB.
Test sulla linea con attenuazione nominale di 20 dB.
Test sulla linea con attenuazione nominale di 30 dB.

Quella che segue, invece, è la risposta dell’attenuatore su SMA.

Test dell’attenuatore coassiale SMA da 10 dB.

Chi fosse interessato all’acquisto facendo click qui si apre la pagina del prodotto.

Buoni test de IZ0ABD Francesco

Parliamo di Signal To Noise Ratio – 3/3

Nel secondo articolo di questa mini serie sul SNR abbiamo visto come si rappresentano graficamente i segnali nel dominio del tempo. E’ ora giunto il momento di passare all’analisi spettrale e ad alcune considerazioni su cosa effettivamente rappresenta il rapporto segnale rumore.

Queste considerazioni sono di vitale importanza soprattutto per quei radioamatori che si applicano alle comunicazioni digitali. In trasmissioni in modalità FT8 o JT65, ad esempio, dopo ogni periodo di trasmissione e ricezione appare sempre il rapporto segnale rumore dell’emissione di un certo corrispondente. A domanda diretta, la stragrande maggioranza non sa cosa quel numero rappresenti concretamente (ed è un po’ una vergogna, non vi pare?). Sarebbe come parlare della difficoltà di nuotare in mezzo alle onde senza mai aver fatto il bagno, senza mai essersi immersi nel problema: non si fa!

Quindi spero di fare cosa gradita mostrando quanto sia utile l’analisi spettrale in determinate situazioni anziché quella nel dominio del tempo. Anche questo è un aspetto che oggi molti sottovalutano perché fa tutto la radio, sul display colorato appare di tutto, anche lo spettrogramma. Ma cosa ci indica realmente?

Mettetevi comodi, concedetevi del tempo ancora una volta e buona visione.

Se non l’avete già fatto, non dimenticate di iscrivervi al canale YouTube, sarete così avvisati tempestivamente di nuove pubblicazioni.

73 de IZ0ABD Francesco